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Il Basso Funk

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Il 17 maggio del 1954 a Topeka (Kansas city), Linda Brown, una donna nera, vinse una causa storica contro la scuola locale che era chiusa ai neri. Addirittura la corte suprema dichiarò illegale ogni forma di segregazione nelle scuole pubbliche: fu l’inizio della disgregazione negli Stati Uniti.

            Due anni dopo, nel 1957, a Little Rock, in Arkansas, il direttore di una scuola media, Orval Faubus, si rifiutò di accettare nove ragazzi neri. La corte suprema gli intimò di rispettare la costituzione, ma, dopo l’ennesimo rifiuto del direttore, il governo di Eisenhower mandò delle truppe federali per scortare i ragazzi a scuola. In tutta risposta Faubus sospese le lezioni per un intero anno scolastico.

            Nel febbraio 1960 gli studenti di Greensboro scesero in sciopero e tennero un sit-in che scatenò dimostrazioni a catena in tutto il Sud. Nello stesso anno in una chiesa assediata dai razzisti l'epica voce di King intono' "We shall overcome", che da quel giorno divenne l'inno dei neri. Il 4 maggio 1961 si costituirono i "Freedom Riders", autobus agit-prop che girarono gli stati del sud per protestare contro la discriminazione razziale.

            Il 20 settembre 1962 l'Universita' del Mississippi venne obbligata dalla Corte Suprema ad ammettere il primo studente di colore, James Meredith, che divenne un eroe per il suo popolo. Molte università si opposero all’ammissione ai corsi dei neri, alcune anche in maniera decisa: è il caso dell’Alabama, dove il governatore in persona (George Wallace) picchettò l’università per impedire l’ingresso ai neri.

 

         Il 28 agosto del 1963, durante la prima storica marcia pacifica su Washington, Martin Luther King pronunciò lo storico discorso (“I have a dream...”). Venti giorni dopo il suo discorso ci fu l’attentato sanguinolento a Birmingham (Alabama): fu fatta esplodere una bomba in una chiesa piena di bambini. Nonostante tutto ciò le autorità continuarono ad infierire sui militanti neri anzichè sui razzisti (nel 1964 King fu arrestato per la sedicesima volta).

          Sempre nel 1964, Herbert Lee, il primo nero a richiedere la sua cartolina elettorale, fu ucciso da un pubblico ufficiale che non fu mai condannato.

            Dopo tutti gli atti di violenza compiuti durante la marcia pacifica dell’Alabama e le innumerevoli chiese prese di mira dal Klan e da altri organi razzisti, il movimento pacifista di King fu scavalcato dal movimento violento di Malcolm X (“il seguace nero di Lenin”). Egli era convinto che la violenza fosse l’unico modo per internazionalizzare il problema dei neri. Morì il 21 febbraio del 1965 durante un comizio tenuto ad Harlem, in circostanze tutt’ora misteriose.

           Sulla scia di questi nuovi movimenti violenti nel 1966 ad Oakland, Huey Newton, Bobby Seale e Angela Davis fondano le Black Panther Party, che forti del motto “Black Power” nel corso del 1967 scatenarono oltre 160 sommosse in tutto il paese.

            Nell’aprile del ’68 fu vittima di queste sommosse lo stesso Martin Luther King. Dopo il sacrificio di King e dopo le violente sommosse di quell’anno fatidico, il governo cominciò a varare leggi a favore dei neri che fecero in parte calmare le acque.

            Ad oggi i neri godono di pieni diritti negli Stati Uniti, anche se episodi di razzismo si verificano, soprattutto negli ottusissimi stati del sud.

 

 

 

 

 

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