“Play that funky music white boy...”
Citare
George Clinton,
in questo caso, è esattamente la ciliegina sulla torta. Storicamente
il funk è una musica nera, che affonda le sue radici nei blues,
negli holler e nel
jazz nero più della pece. È una musica carnale, fatta da piccoli
riff ripetuti fino allo sfinimento, una musica che non si
può non ballare, una musica che sembra trascinarti in dimensioni
ipnotiche dove il tuo corpo diventa tutt’uno
con il mondo che ti circonda. Non è un caso
se a partire dalla fine degli anni ’70
questo genere musicale si è trasformato in un vero e proiprio
stile che ha influenzato anche altri tipi di musica come la dance
tipica di quel periodo, oppure alcuni lavori più tendenti al jazz
sullo stile di Herbie Hancock. Successivamente gli sviluppi dello stile funk
portarono a contaminazioni ancora maggiori con generi come il
funk-rock (red hot chili peppers) oppure il più diffuso hip
hop.
Andiamo per gradi ed analizziamo le
origini. Musica di ghetto fortemente
ritmata, nata dalla particolare evoluzione del rythm’n’blues,
nelle grandi metropoli americane, quando i neri, organizzati in
ghetti (come tutte le minoranze negli Stati Uniti, del resto),
cominciano a prendere coscienza dei loro diritti. Siamo nel periodo
in cui cominciano le grandi manifestazioni di massa (intorno agli
anni ’60) e nel quale comincia l’attività di Malcolm X e delle pantere nere e quando l’attività del terribile
Ku Klux Klan si fa più intensa. Sono gli anni delle grandi rivolte,
gli anni della violenza e delle repressioni da entrambi i lati,
anni ferventi negli Sates. Diceva Huey P. Newton “Accetto
di essere considerato un fuorilegge, perché per cambiare le leggi
devi metterti al di fuori della legge. Se
fai così e la gente è con te, allora diventerai un eroe; se non
lo è, allora diventerai un criminale. Accetto di essere considerato
un deviante. Ho deviato dal rimanere docile. Questo governo ha
distrutto il movimento, ha distrutto il fervore rivoluzionario
della comunità... Ma sto aspettando che
sorgano nuovi movimenti. I movimenti rivoluzionari arrivano a ondate e, se mi guardo intorno, vedo movimenti crescere dentro
la comunità. Ora sono nel loro stadio infantile, ma io credo nella
capacità del tempo di rimarginare tutte le ferite”. Come vedete
le rivolte si susseguivano a grandi ondate, ma prima di
procedere, facciamo un piccolo passo indietro sui principali eventi
storici.