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S.:
Il basso
rappresenta la mia presa di coscienza, quando l’ho imbracciato
la prima volta mi sono accorto che è la cosa che mi completava
e mi faceva sentire in pace con il mondo, inoltre le frequenze
che il basso produce non fanno affatto male. Ho scoperto il basso
per puro caso, un gruppo di miei amici che suonava cover degli
Stones e di Van Halen, doveva sostituire il bassista che doveva
partire militare e aveva lasciato il suo strumento nella sala
prove, così ho chiesto se potevo provare a suonare quel grosso
violino con i tasti, e poi eccoci qua, per il resto è importante
ascoltare, copiare e ricodificare, queste sono tre regole fondamentali
se si vuole suonare qualcosa di interessante non solo per se stessi.
S.T.:
Parliamo dei tuoi lavori solistici. Il tuo esordio risale
a 9 anni fa, nel 1995 con Testa Di Basso, poi, subito dopo, nel
1996 esce il secondo album di ispirazione alleniana, Zelig. Lo
“Zelig” di Woody Allen è un personaggio versatile, e, a mio parere
non poteva esserci titolo più azzeccato per questo album.
Puoi
parlarci delle caratteristiche musicali di questi due album, premettendo
che, a mio avviso, la varietà musicale e la versatilità strumentale
(Satu suona in molti brani anche le batterie e le chitarre, ndr)
sono le caratteristiche principali di entrambi i lavori?
S.:
Tutti i miei lavori si basano sul preciso momento che sto vivendo
e sulla passione per il fare musica, molto raramente faccio della
preproduzione, mi piace “creare” registrare ed arrangiare con
l’aiuto di chi collabora con me in quel momento, direttamente
la parte più istintuale e poi colorarla come si fa con le figure
dei libri per bambini.