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Quattro chiacchiere con... Dino Fiorenza

Catania, una mattina di maggio, l'amico che vado a trovare è cordiale, sincero, geniale con le sue prodigiose armonie a bassa frequenza, in tutti i sensi un gigante del basso elettrico; ecco le mie quattro chiacchiere con Dino Fiorenza.

 

Emanuele Barresi: Come è avvenuto il tuo primo approccio col basso elettrico?

Dino Fiorenza: Io ho iniziato a studiare da solo, ero completamente autodidatta, tutto quello che ho fatto l’ho praticamente imparato da solo. La mia prima band è stata storica, facevamo post-punk, facevamo tutti pezzi nostri però alla velocità della luce. Suonare con questa band mi è servito perché tutto quello che mi inventavo a casa da solo lo applicavo con questo gruppo applicato a duecentootto di metronomo e quindi questo mi è servito anche a sviluppare la velocità.

 

Mentre suonavo con gli Snort, un bel periodo durato circa due anni con intensa attività live, qui a Catania si suonava molto; mi hanno chiamato i Phextwin, un gruppo che più si avvicinava al mio stile perché faceva heavy metal, hard rock, pezzi  genere  Iron Maiden, Judas Priest ecc…. Quindi mi sono fatto conoscere molto di più come bassista….più virtuale che virtuoso (risate!ndt)…dopo i Phextwin sono passato al gruppo con il quale c’è stato la svolta: gli Alzheimer. 

Con loro abbiamo realizzato un disco che abbiamo portato in America: grazie a questo lavoro abbiamo anche partecipato al Metallo Italiano On Tour con Estrema, Ritmo Tribale ecc….Dopo gli Alzheimer abbiamo formato i Nowhere, band composta da metà Alzheimer e metà Arabesque. con loro abbiamo registrato un cd dal titolo omonimo.Dopo queste esperienze ho deciso di fare tutto da solo e diventare dunque un solo bass artist e di lavorare come solista facendo dischi strumentali, metodi ecc: lavorare, cioè, come turnista piuttosto che come elemento fisso di una band.

 

 

 

 

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