Dalla rete siamo riusciti
a scovare un altro grande bassista nel panorama musicale italiano.
Lorenzo Feliciati, da poco reduce della manifestazione “European
Bass Day”, dopo aver recensito il suo cd, siamo riusciti
a strappargli anche un'intervista.
Simone
Tagliaferro e Francesco Zini: Un caloroso benvenuto a
Lorenzo Feliciati. Senza troppe formalità direi di passare
immediatamente all'intervista. Come è avvenuto l'incontro
con il nostro strumento?
Lorenzo Feliciati: Come spesso
accade le scelte importanti le fai quasi per caso: mio fratello
suonava la chitarra e cantava, un nostro amico suonava una batteria
costruita con i fustini del Dixan....mancava un bassista!!Cominciai
suonando una chitarra acustica con solo le prime tre corde basse,
poi arrivò il primo basso elettrico Eko e contemporaneamente
andai a vedere i Weather Report al Palaeur di Roma, era la tourneè
del disco "Night Passage" e Jaco fece un assolo che
terminò con una frustata data con la cinta del basso allo
strumento amplificato...una specie di tuono!
Per un paio di giorni restai come incantato, la scoperta delle
potenzialità dello strumento e la musica meravigliosa e
assolutamente nuova per me fu come una scossa elettrica che ancora
adesso sento come l'inizio del mio viaggio nella musica.
S.T. e F.Z.: Successivamente quando
e come è avvenuto il salto di qualità dall'essere
un ottimo amatore ad essere un musicista professionista? Quale
incontro ha determinato ciò?

L.F.: Credo che non ci sia mai un giorno preciso
che segna il passaggio da "amatore" a "professionista",
a un certo punto qualcuna delle "combriccole" di amici
con i quali suonavo riuscì a rimediare qualche serata nei
locali a Roma e così cominciai a fare le mie prime serate
pagate... certo che poi da lì a poter considerare la musica
il mio lavoro sono passati quasi dieci anni.
Non posso parlare che a nome della mia esperienza, ma , anche
sentendo quello che mi raccontano i miei allievi più giovani
di me la situazione non è poi così cambiata, si
tratta sempre di fare più esperienze possibili e cercare
di far conoscere a più musicisti possibili le proprie qualità
cercando sempre di imparare e "rubare" con gli occhi
ai colleghi con più esperienza trucchi e modi di comportarsi
all'interno di situazioni che magari sono nuove per noi.
E' sempre stato impossibile in Italia frequentare una scuola,
anche se gestita da professionisti,e una volta finito il corso
di studi cominciare subito a suonare a livelli professionali,
non ci sono abbastanza sbocchi che permettano subito di mettere
in pratica quello che ci hanno insegnato.
Non è un periodo di "vacche grasse"e gli stessi
insegnanti sono sempre e costantemente alla ricerca di lavoro!!!