Ancora una volta la rete internet ci riserva grandi bassisti,
è il turno del toscano doc: Marco Caudai.
Francesco Zini: E’ all’età di 13 anni frequentando
lezioni di chitarra classica che comincia la tua vita musicale.
Successivamente sei passato a quello che è ormai diventato il
“tuo” strumento, il basso elettrico. Come è nata in te la passione
per le basse frequenze?
Marco
Caudai: Semplicissimo: mi sono messo a tracolla la mia prima
chitarra classica utilizzando uno spago e due viti (un disastro
di liuteria…) e suonavo tutto il giorno accanto alla radio accesa,
nota per nota con le 4 corde più gravi, finché qualcuno mi ha
spiegato che...
F.Z.:
Come ogni musicista, anche tu, all’inizio della tua carriera,
ti sarai posto degli obiettivi, dei traguardi da superare, e maestri
da emulare. A quali “grandi artisti” ti ispiravi all’inizio della
tua carriera? E ora che sei bassista di professione, quali ammiri
di più?
M.C.: A 16 anni misi una lavagnetta sulla
porta di camera, e vi scrivevo la mia “top five” dei bassisti
preferiti! I nomi più ricorrenti erano Steve Harris, Billy
Sheehan e Rudy Sarzo, ma con lo “scemare” delle borchie dal mio
chiodo di pelle nero, fu facile perdere la testa per Jaco Pastorius,
Stanley Clarke e Mark King, anche se la sobrietà e l’essenzialità
di bassisti come Paul McCartney e Roger Waters mi hanno
sempre stupito e mi sorprendevano ad ogni battuta, ad ogni passaggio.
Beh, sì…. a 18 anni ho tirato su la testa e legato dietro la nuca
gli allora lunghi e neri capelli per esplorare a 360 grandi un
mondo nuovo e una miriade di generi musicali di cui le mie quattro
corde erano assetate; anche se a tutt’oggi le mie esplorazioni
non sono minimamente terminate, i capisaldi bassistici sono sempre
loro: Jaco, Stanley, Steve, Billy, Paul,Roger... ma devo comunque
aggiungere che tra le principali fonti ispiratrici non vi sono
solo bassisti, spesso artisti come Hancock, Metheny, Bruford (tanto
per dirne alcuni) hanno “foraggiato” la mia sete di linguaggio
musicale e bassistico.