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S. T.
e F. Z.: Quanto ti ha aiutato e quanto ti aiuta saper suonare
più strumenti?
M. C.:
Moltissimo, sia in senso artistico che finanziario. Nel primo
caso ad esempio, citando il mio primo album da solista “Basso
Continuo”, è stata una mia scelta di suonare tutti gli strumenti,
comprese le batterie, per esprimere al massimo la mia personalità
artistica. Devo confidarvi però che nonostante sia una gran sudata,
poter comporre, arrangiare e suonare per intero un tuo progetto
e’ veramente una bella soddisfazione.
S. T. e F. Z.: Dopo la scoperta
del basso avrai senz'altro ascoltato anche altri musicisti. Quali
ti hanno influenzato di più?
M. C.: Se parliamo di musica in
generale, i primi nomi che mi vengono in mente di artisti che
mi hanno influenzato e che ho amato in maniera particolare sono:
Niccolò Paganini, Charlie Parker, J.S.Bach, Miles Davis, Jimi
Hendrix, Y.J.Malmsteen… Se invece parliamo di bassisti
in primis non posso citare altri che Jaco Pastorius per la sua
grande spontaneità ed il suo talento innato, seguiti da Stanley
Clarke semplicemente grandioso, Anthony Jackson l’essenza del
basso e del suo suono, Billy Sheehan il bassista rock per eccellenza,
John Patitucci per il suo fraseggio solistico sul 6 corde e per
finire il grandissimo Marcus Miller a mio avviso l’unico e vero
erede di J.Pastorius.
S. T. e F. Z.: Nella tua carriera
bassistica hai sempre toccato più generi. Tra questi ce n’è uno
che preferisci?
M. C.: Mi è servito moltissimo suonare
con grandi musicisti rock, jazz e pop per capire che intenzione
dare durante l’interpretazione di un brano. Inoltre c’è sempre
da imparare dai grandi, qualunque sia il loro indirizzo artistico.
Il genere musicale a cui mi avvicino di più nei miei lavori solistici
è il jazz/funk (alla Miller per capirci).