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Quattro chiacchiere con... Marco Castelli

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S. T. e F. Z.: Quanto ti ha aiutato e quanto ti aiuta saper suonare più strumenti?

M. C.: Moltissimo, sia in senso artistico che finanziario. Nel primo caso ad esempio, citando il mio primo album da solista “Basso Continuo”, è stata una mia scelta di suonare tutti gli strumenti, comprese le batterie, per esprimere al massimo la mia personalità artistica. Devo confidarvi però che nonostante sia una gran sudata, poter comporre, arrangiare e suonare per intero un tuo progetto e’ veramente una bella soddisfazione.

S. T. e F. Z.: Dopo la scoperta del basso avrai senz'altro ascoltato anche altri musicisti. Quali ti hanno influenzato di più?

M. C.: Se parliamo di musica in generale, i primi nomi che mi vengono in mente di artisti che mi hanno influenzato e che ho amato in maniera particolare sono: Niccolò Paganini, Charlie Parker, J.S.Bach, Miles Davis, Jimi Hendrix, Y.J.Malmsteen… Se invece parliamo di bassisti in primis non posso citare altri che Jaco Pastorius per la sua grande spontaneità ed il suo talento innato, seguiti da Stanley Clarke semplicemente grandioso, Anthony Jackson l’essenza del basso e del suo suono, Billy Sheehan il bassista rock per eccellenza, John Patitucci per il suo fraseggio solistico sul 6 corde e per finire il grandissimo Marcus Miller a mio avviso l’unico e vero erede di J.Pastorius.

S. T. e F. Z.: Nella tua carriera  bassistica hai sempre toccato più generi. Tra questi ce n’è uno che preferisci?

M. C.: Mi è servito moltissimo suonare con grandi musicisti rock, jazz e pop per capire che intenzione dare durante l’interpretazione di un brano. Inoltre c’è sempre da imparare dai grandi, qualunque sia il loro indirizzo artistico. Il genere musicale a cui mi avvicino di più nei miei lavori solistici è il jazz/funk (alla Miller per capirci).

 

 

 

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