F.Z.:
Durante il tuo lavoro avrai certamente conosciuto tanti bravi
musicisti, sia italiani che internazionali, e in un certo qual
modo avrai sicuramente avuto l’opportunità di imparare
anche da loro. Quali hanno lasciato un segno nel tuo stile e quali
li senti a te più legati?
L.V.: Se parliamo di artisti, posso dirti con
estrema sincerità che tra gli italiani e gli stranieri
c’è un abisso in quanto a preparazione e professionalità!
Ho accompagnato gente come Gloria Gaynor (5 tour), Dionne Warwick,
Josè Feliciano, Paul Young, Matt Bianco, Nikka Costa…tutti
impeccabili, con un grande “mestiere” alle spalle
ed una carica emotiva notevole. Gli italiani? Approssimativi,
lunatici…vanno coccolati e riveriti, fanno i grandi artisti,
le “pietre miliari” e poi…si perdono i quarti
lungo la strada!!!Ovviamente non sono tutti così, ma sono
piuttosto disilluso in questo senso. Una citazione particolare
in mezzo a questa “valle di lacrime” va a Massimo
Ranieri, un talento straordinario. Riguardo agli strumentisti
invece, credo che in Italia abbiamo dei musicisti che non hanno
nulla da invidiare agli americani o inglesi ben più blasonati.
Gente come Lele Melotti, Giorgio Cocilovo, Massimo Luca, Gigi
Cappellotto, Claudio Bazzari, Flaviano Cuffari…tutti ottimi
esecutori dotati di una grande personalità. Il fatto è
che spesso lo strumentista italiano viene messo in condizione
di lavorare in modo non esattamente…”ottimale”;
innanzitutto viene spesso chiamato per coprire (nel minor tempo
possibile tra l’altro!) generi musicali e situazioni sonore
che spesso non gli appartengono…difficilmente vedremo Marcus
Miller impegnato in un disco di heavy metal, no???. Insomma, deve
essere in grado di “risolvere i problemi” senza tanto
rompere le p***e…e capisci che questa cosa, visto il potenziale
dei musicisti nostrani, da un po’ fastidio. Mi incazzo letteralmente
quando vado in uno studio e sento dire “Ho chiamato Melotti
perché va perfettamente col click”…ma io dico,
l’avete mai sentito suonare Lele??? Ha una personalità
straordinaria, un suono incredibile, è un artista puro…e
certa gente si ostina a chiamarlo considerandolo alla stregua
di una drum machine??? Poi magari però arriva Tony Levin
(o magari registra direttamente da casa sua…), prende il
suo bel assegnone (anticipato…) e si può permettere
di stare due giorni su un pezzo che fa bum bu-bum…vabbè,
lui è il bassista di Peter Gabriel, però…quando
l’ho sentito sul disco di Vasco Rossi (che ha a disposizione
“Galina”, uno dei più grandi bassisti rock
in assoluto) mi è venuto un po’ da ridere…
F.Z.: I contesti musicali in cui vivi sono quasi
esclusivamente di genere Pop e Rock; qual è a tuo parere
il ruolo del bassista in questi generi e in particolare qual è
il ruolo che tu assumi come musicista in questi ambiti musicali?

L.V.: Una premessa: quando ho iniziato a fare
la professione, il mio obbiettivo era quello di suonare col maggior
numero di artisti possibili e nei contesti musicali più
vari. Maturando poi, ho capito che il background culturale di
ognuno viene fuori inevitabilmente, facendo in modo che ci si
indirizzi verso una direzione musicale ben precisa (non credo
ai musicisti “tuttofare”, mi sembrano poco credibili…).
Naturalmente poi, se uno ha una personalità forte e ben
sviluppata, potrà misurarsi in altri contesti rimanendo
sempre se stesso. Detto questo, io che sono nato musicalmente
con Battisti e i Beatles…ho rivolto le mie attenzioni al
cercare di suonare bene la musica cosiddetta “leggera”.
Non ci sono particolari indicazioni…potrei dirti un buon
suono che “leghi” con gli altri strumenti, il timing
(umano, non metronomico) ma soprattutto bisogna imparare a “vivere”
i pezzi che si stanno suonando…per questo non amo molto
l’etichetta di “session man”…inevitabilmente
queste definizioni mi portano a pensare a strumentisti preparati
e professionali, che però non “entrano” nel
brano e in questo modo non comunicano nulla!. Sia ben chiaro,
sono convinto che, considerando come si registrano i dischi oggi
(spesso spedendosi i files via mp3…la negazione completa
dello scambio tra musicisti…), i turnisti facciano miracoli!
Però guarda caso, i dischi di Ligabue ad esempio risultano
decisamente più credibili…ha una band alle spalle
che probabilmente ama quello che sta suonando e lo fa con convinzione
e con cuore. Poi a me Ligabue proprio non piace, ma è innegabile
che sia un prodotto più “genuino” e credibile
dei vari artisti che scimmiottano le super produzioni americane!.