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Quattro chiacchiere con... Paolo Costa

 

Bassfriends è andato a pescare un pesce veramente grosso tra i bassisti italiani, probabilmente uno dei migliori turnisti in assoluto per quel che riguarda il nostro strumento. Signori e signore (e signorine disponibili) Paolo Costa.

Simone Tagliaferro e Francesco Zini: Com’è cominciato il tuo rapporto con il nostro strumento?

Paolo Costa: Devo dire che il primo contatto con il basso è stato totalmente casuale; in pratica mio padre pensando di procurarmi una chitarra elettrica, che da tempo desideravo, tramite un amico che di lavoro svuotava soffitte e cantine, si è presentato con un basso!! Io avevo 13 anni e al Sabato pomeriggio suonavo con alcuni compagni di scuola; suonavamo praticamente tutti la chitarra.

Per differenziare un po’ i brani che suonavamo, quasi tutti dei Beatles, facevamo ruotare a turno il basso facendo uno o due brani a testa con questo per noi sconosciuto strumento. Io però ero l'unico, avendo le braccia più lunghe degli altri, a poter accedere durante l'accordatura alla meccanica del Sol, la più lontana, senza doverlo togliere dalla spalla: e fu così che non l'ho più tolto!!

S.T. e F.Z.: È evidente che in casa tua, si sia sempre respirata l'arte a 360° (il signor Piero Costa è pittore, ndr.) quanto ha accresciuto la tua sensibilità artistica il fatto di avere in casa un artista?

P.C.: Sicuramente si, tra l'altro mio padre ha sempre dipinto i sui quadri ascoltando musica classica quindi mi ha dato involontariamente impulsi e stimoli su tutti i fronti, dal lato visivo, emozionale e uditivo. Essendo lui artista ha sempre lasciato in me la possibilità di di far crescere quello spazio dentro, la strada che veramente mi entusiasmava, ma che se tarpata da altre priorità della vita può implodere e non uscire più. In pratica mi ha lasciato un po’ fare fidandosi e non obbligandomi a dei percorsi canonici che molti genitori inculcano ai propri figli!

S.T. e F.Z.:Tra i vari ascolti bassistici che hai fatto, quali hanno dato maggior linfa al tuo talento? e tra quelli non riguardanti il lato bassistico in senso stretto?

P.C.: Difficile isolare poche cose dalle mille e mille che negli anni continuano a lasciare il segno. I primi sono stati i Beatles, con Paul McCartney, Jaco, i Weather Report, Ares Tavolazzi con gli Area. Poi gli Earth Wind & Fire, Stevie Wonder, i Genesis e Yes (ereditati da Max, mio fratello un po’ più grande!). I Japan (Mick Karn), Led Zepelin, Police, i Queen, Sly and the Family Stone, Rolling Stones, Brand X, Bob Marley, Steely Dan, Scritti Politti, David Sylvian, Seal, Pink Floyd, Joni Mitchell, Thomas Dolby; Toto, Salif Keita, Zawinul, George Duke, King Krimson, Pat Metheny, Doobie Brothers, I primi Yellow Jackets (fino a Four Corners), Marvin Gaye e tanti altri!!
Altri bassisti che voglio nominare sono Al Johnson, Abraham Laboriel, Tony Levin, Pino Palladino, James Jamerson!, Chuk Rainey, Marcus Miller, Etienne M'Bappè, Richard Bona, Chris Squire, Anthony Jackson, Gary Willis, Me’shell N’Degeocello.
Ci sono una serie di Batteristi che mi hanno influenzatro parecchio quali: Jeff Porcaro, Peter Erskine, Steve Jordan, Alex Acuna, Vincé Colaiuta, Manu Katché e Steve Ferone.

 

Continua...

 


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