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Quattro chiacchiere con... Maurizio Rolli

 

Questa volta bassfriends ha fatto veramente gli straordinari... un'interessante intervista con Maurizio Rolli, grandissimo bassista e contrabbassista jazz, un uomo che ha fatto di questa musica la sua bandiera e che ci auguriamo sventoli sempre più in alto.

Simone Tagliaferro e Francesco Zini: puoi parlarci di come è avvenuto il tuo primo incontro con il basso elettrico e con il contrabbasso e come successivamente hai deciso di approfondire la conoscenza di questi magnifici mondi?

Maurizio Rolli:
Innanzi tutto un saluto a tutti, un augurio per il nuovo anno e un ringraziamento a voi per l’interesse mostrato nei confronti del mio lavoro e della mia musica.

Il mio primo incontro è avvenuto con una chitarra acustica all’età di 10 anni, correndo dietro ai dischi dei Kiss e inseguendo le linee di basso di Gene Simmons senza neanche sapere che si trattava di uno strumento differente dalla chitarra… che scoperta dolorosa fu rendersi conto che il linguacciuto protagonista dei miei sogni super-eroico-musicali, la maschera più rappresentativa del gruppo che riuniva le passioni più importanti della mia vita (la musica e i comics) non era un “eroico” chitarrista solista ma un “mero” bassista! ?… il trauma fu superato a 16 anni quando, dopo aver incontrato un basso Godwin (modello Les Paul) a casa di un mio amico chitarrista, oggi avvocato, scoppiò l’amore a prima vista… fu una malattia che risulta ancora oggi incurabile, a cui i miei genitori si sono opposti con tutta la forza… ma non c’è stato niente da fare!

Per quello che riguarda il Contrabbasso, l’amore è nato solo dopo il diploma, all’inizio il mio rapporto è stato un po’ travagliato.Ogni volta che dedicavo tempo allo strumento acustico mi sembrava sempre di togliere qualcosa allo strumento elettrico… in un certo senso è così ancora oggi, è una sorta di “bigamia”… in fondo, nella maggior parte delle culture è un reato.
Cmq il mio interesse per questo meraviglioso strumento è nato in maniera “professionale”, dall’esigenza di calarmi in un contesto jazzistico e dal fatto che il basso elettrico non è molto amato dai musicisti di jazz… ancora oggi incontro moltissime persone che si premurano di farmi sapere che loro “preferiscono” il contrabbasso (o viceversa) con una punta di ostracismo nei confronti dello strumento a loro avverso…. Non capisco perché questo avviene; nessuno va da un oboista a rendergli noto di preferire il flauto, soprattutto se questo li suona tutti e due.



Oggi, da parte mia, preferisco pensare di essere un musicista con differenti possibilità timbriche derivanti dalla possibilità di usare strumenti diversi (4,5,6 corde fretless o fretted o cb con l’arco o pizzicato) e colori diversi per arricchire la mia musica… da leader di una big band un po’ atipica non potrei chiedere di meglio a un musicista che mi propone 5 o 6 “voci” differenti con cui arricchire la mia tavolozza timbrica… quindi perché scegliere?

 

 

 

 

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